«Diversitalavoro» alla seconda edizione. Cerca professionalità fra le categorie protette a cui offrire pari opportunità di lavoro
Centinaia di currucula spediti che si volatilizzano nella Rete. Questa l’impressione di molti portatori di handicap alla ricerca di un impiego. Risultato? Colloqui pochi, assunzioni ancora meno. Il tasso di occupazione tra le persone diversamente abili si aggira sul 20% contro il 55% dei normodotati (fonte Istat e Disabilità in cifre). Solo due disabili su dieci hanno un posto - magari non fisso - , nonostante dal 1999 ci sia una legge, la 68/99, che obbliga le aziende ad assumere forza lavoro selezionandole tra le liste delle categorie protette. Ma qualcosa si muove. L’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, la Fondazione Sodalitas, Synesis career service e Fondazione Adecco per le pari opportunità hanno lanciato l’iniziativa Diversitalavoro, giunto alla terza edizione, che si propone di cercar talenti - laureati o diplomanti appartenenti alle categorie protette - a cui offrire pari opportunità nel lavoro. Uno slogan che si tradurrà il 30 novembre in una giornata (a Roma dalle 10 alle 16 nella sede di Microsoft in via Avignone 10) di colloqui e formazione. Il parterre delle aziende che hanno confermato la loro partecipazione all’edizione capitolina è nutrito: Accenture, Allianz, Bnl Bnp Paribas, Bristol-Myers Squibb, Engineering Ingegneria Informatica, Ernst & Young, Ibm, Indesit, Microsoft, Philip Morris, Procter & Gamble, Eni e Omron, Leroy Merlin e Maggiore Rent.
AZIENDE A CACCIA DI TALENTI - I
presupposti ci sono tutti come conferma Els Van de Vater, responsabile
delle risorse umane di Microsoft, società che ospita l’evento:
«cerchiamo solo persone che abbiano voglia di essere parte di un
progetto e di contribuirvi con entusiasmo», spiega, «e gli offriamo
opportunità vere». Il dialogo tra aziende e persone con disabilità non è
semplice: «persiste ancora un certo imbarazzo nel presentarsi ai
colloqui di lavoro come categoria protetta», prosegue Van der Vater,
«mentre a Diversitalavoro, mi sono accorta già dalla edizione
precedente, cadono le barriere psicologiche che spesso rallentano il
dialogo tra persone e aziende». L’entusiasmo però non basta. E’
necessario anche che i portatori di handicap sviluppino skills ed
esperienza che li portino a pari dei migliori talenti sul mercato. «Il
mio obiettivo è quello di cercare il meglio che il mercato offre»,
spiega Giuliano Calza, direttore formazione, sviluppo e comunicazione
interna di Indesit company. «Normodotato o con handicap non fa nessuna
differenza ci mancherebbe anche io sono un paraplegico. Quando troviamo
disabili validi siamo felici di includerli perché rappresentano un
arricchimento. Il problema se mai è un altro. Trovare portatori di
handicap qualificati a sufficienza».
LAUREATI, MA SENZA LAVORO - Un
ottimismo che si scontra con la realtà dei ragazzi e delle ragazze. Come
Laura (27 anni di Foggia) che racconta: «Tra mille difficoltà mi sono
laureata – pensate che al momento di svolgere il tirocinio obbligatorio
mi è stato detto che non era compito della facoltà trovare un’azienda
senza barriere architettoniche e ho dovuto provvedere diversamente - ma
alla fine ce l’ho fatta: nel maggio 2010 ho conseguito la specialistica
in Economia in corso e a pieni voti». «Ben presto però ho capito che
quello era solo il punto di partenza», prosegue «ho sostenuto qualche
concorso pubblico, con esito negativo purtroppo, ho inviato curriculum
vitae su Internet ma mai nessuna chiamata se non per un call center di
una multinazionale inglese dove è stato esplicitamente dichiarato che
ero troppo qualificata per lavorare lì. Da una parte ero contenta di
aver sostenuto il mio primo colloquio di lavoro e dall’altra ero delusa
perché mi aspettavo qualcosa di più. Pochi giorni fa, una telefonata da
Milano per attività di segreteria presso un’azienda ma non è andata
bene: era necessario almeno il domicilio in Lombardia; poi il vuoto
totale». Oppure Fabio (30 anni di Salerno) «Ho avuto varie esperienze in
aziende (poi fallite) sono laureato in scienze politiche, parlo
abbastanza bene inglese e discretamente spagnolo, però vengo scartato
perché non sono residente nei luoghi dove cercano. Sono disponibile al
trasferimento ma non mi danno nemmeno la possibilità di dimostrare
quanto valgo, con un misero incontro». «A questi ragazzi non posso che
rispondere», conclude Calza, «di non desistere e nel frattempo di curare
con la massima attenzione l’aspetto curriculare. Continuare a studiare.
La crisi morde, trovare un lavoro è difficilissimo per tutti i giovani.
Le aziende ora assumono solo potenziali talenti e non è detto che non
ce ne siano tra i portatori di handicap». Qualche suggerimento per fare
buona impressione: «Essere persone flessibili e versatili che si
sappiano adattare ai cambi di strategie e alle nuove sfide; essere
attivi: proporre soluzioni e idee fa guadagnare punti Non creare delle
barriere dove non ci sono, mai autolimitarsi con frasi del tipo io "non
so se sarò in grado di fare questo o quell'altro". Lasciate che sia il
vostro interlocutore a giudicare. La bassa scolarità è un problema se
non si sono sviluppate capacità che suppliscano a questo gap. Curare il
proprio curriculum, se si è senza lavoro proseguire a formarsi.
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